Qual È il Tuo Stile di Apprendimento? La Guida Completa

Adrien Riffaut1 marzo 202618 min di lettura
Stile di ApprendimentoVARKTecniche di StudioApprendimento Personalizzato

In breve

Gli stili di apprendimento (visivo, uditivo, lettura-scrittura, cinestetico) descrivono preferenze reali, ma adattarsi ad essi non basta per imparare meglio. La ricerca mostra che sono tecniche come il richiamo attivo e la pratica distribuita a migliorare l'apprendimento, e che variare i formati aiuta più che chiudersi in uno solo. Le tue preferenze possono servire da punto d'ingresso. Scopri il tuo profilo gratuitamente con il test Fastudy.

Introduzione

Ti hanno mai detto che sei un tipo «visivo»? Che il tuo amico è «uditivo»? Che per superare gli esami basta adattare il ripasso al tuo stile dominante?

Questa idea è una delle più diffuse nel mondo dell'istruzione. Insegnanti, formatori, coach: tutti sembrano convinti che ciascuno di noi possieda un unico stile di apprendimento e che basti conformarsi ad esso per imparare in modo efficace. È un'idea affascinante. È anche un'idea incompleta.

Decenni di ricerca in psicologia cognitiva, condotta nelle più prestigiose università americane, raccontano una storia più sfumata e, in definitiva, più utile. Le tue preferenze di apprendimento esistono davvero. Ma il modo in cui la maggior parte delle persone le utilizza è, nella migliore delle ipotesi, inefficace.

In questa guida faremo chiarezza. Scoprirai cosa sono realmente gli stili di apprendimento, cosa ha dimostrato la scienza (e cosa ha smentito), quali tecniche funzionano davvero secondo la ricerca, e come combinare le tue preferenze naturali con strategie validate per imparare più velocemente e ricordare più a lungo.

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Stili di apprendimento: da dove nasce questa idea?

L'idea che ogni persona abbia un modo preferenziale di imparare non è nuova. Dagli anni '70, decine di ricercatori hanno proposto i propri modelli di classificazione. Una revisione sistematica condotta da Coffield et al. nel 2004 ha identificato ben 71 modelli diversi di stili di apprendimento nella letteratura scientifica.

Tre framework teorici hanno lasciato un segno particolarmente profondo nel campo:

David Kolb (1984) ha proposto il ciclo di apprendimento esperienziale, distinguendo quattro stili in base al modo in cui si elabora l'esperienza: divergente, assimilatore, convergente e accomodatore. Il suo modello resta molto influente nella formazione professionale.

Howard Gardner (1983) ha introdotto la teoria delle intelligenze multiple, identificando sette forme di intelligenza, completate in seguito da un'ottava (linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale, corporeo-cinestetica, interpersonale, intrapersonale e, per l'ottava, naturalistica). Anche se spesso confusa con gli «stili di apprendimento», questa teoria riguarda le attitudini, non le preferenze sensoriali.

Neil Fleming (1987) ha creato il modello VARK, uno dei più utilizzati. Semplice, intuitivo e incentrato sulle preferenze sensoriali, è quello che la maggior parte delle persone conosce nella forma «visivo, uditivo, cinestetico». Ed è anche quello che esploreremo nel dettaglio.

Il modello VARK: capire le 4 modalità di apprendimento

VARK è un acronimo che indica quattro modalità sensoriali attraverso le quali preferiamo ricevere ed elaborare le informazioni. Il modello è stato sviluppato da Neil Fleming, insegnante e ricercatore neozelandese, e presentato insieme a Colleen Mills in un articolo del 1992, "Not Another Inventory, Rather a Catalyst for Reflection".

L'idea di fondo è semplice: tutti noi abbiamo dei canali sensoriali che privilegiamo naturalmente quando impariamo. Comprendere queste preferenze ci permette di conoscerci meglio come studenti.

Visivo (V)

Il profilo visivo privilegia le informazioni presentate in forma spaziale e grafica: schemi, diagrammi, mappe mentali, organigrammi, grafici. Attenzione a un equivoco frequente: «visivo» nel modello VARK non significa «che ama le immagini e le foto», bensì «che comprende meglio quando l'informazione è organizzata spazialmente».

Strategie adatte:

  • Trasformare i concetti in mappe mentali o diagrammi
  • Usare codici colore per organizzare gli appunti
  • Disegnare organigrammi per visualizzare le relazioni tra le idee
  • Preferire tabelle comparative piuttosto che elenchi testuali

Uditivo (A)

Il profilo uditivo trattiene meglio le informazioni quando vengono ascoltate o verbalizzate. Discussioni, spiegazioni orali e dibattiti sono i suoi canali privilegiati.

Strategie adatte:

  • Spiegare i concetti ad alta voce, anche da solo
  • Partecipare a gruppi di studio e discussioni
  • Ascoltare podcast o lezioni audio sull'argomento
  • Registrare i propri riassunti e riascoltarli

Lettura-Scrittura (R)

Il profilo lettura-scrittura si trova a proprio agio con le informazioni in forma testuale. Leggere, scrivere, prendere appunti dettagliati e riformulare per iscritto sono le sue attività naturali.

Strategie adatte:

  • Redigere riassunti con parole proprie
  • Creare elenchi strutturati e schemi dettagliati
  • Leggere diverse fonti sullo stesso argomento
  • Riscrivere i punti chiave in formati diversi (elenchi, paragrafi, tabelle)

Cinestetico (K)

Il profilo cinestetico impara attraverso la pratica, l'esperienza e il movimento. Ha bisogno di manipolare, sperimentare e collegare i concetti a situazioni concrete.

Strategie adatte:

  • Mettere in pratica subito ciò che impari
  • Utilizzare esempi concreti e casi reali
  • Fare pause attive durante le sessioni di studio
  • Costruire, manipolare o simulare per interiorizzare i concetti

Cosa dice davvero la scienza sugli stili di apprendimento

È qui che le cose si fanno interessanti. Dagli anni 2000, diversi gruppi di ricerca hanno testato in modo rigoroso l'ipotesi centrale degli stili di apprendimento: l'ipotesi del matching. Questa ipotesi sostiene che, adattando il metodo di insegnamento allo stile preferito dello studente, quest'ultimo imparerà meglio.

Lo studio che ha cambiato le carte in tavola

Nel 2008, quattro ricercatori provenienti da università americane di primo piano, tra cui Harold Pashler (UC San Diego), Mark McDaniel (Washington University), Doug Rohrer (University of South Florida) e Robert Bjork (UCLA), hanno pubblicato una revisione esaustiva intitolata "Learning Styles: Concepts and Evidence" sulla rivista Psychological Science in the Public Interest.

La loro conclusione: non esiste una base empirica sufficiente per giustificare l'integrazione degli stili di apprendimento nelle pratiche educative. In altre parole, nessuno studio rigoroso aveva dimostrato che adattare sistematicamente l'insegnamento allo stile VARK di uno studente ne migliorasse i risultati di apprendimento.

Gli studi successivi

Questa conclusione è stata confermata da ricerche successive:

Rogowsky, Calhoun e Tallal (2015), della Bloomsburg University of Pennsylvania e della Rutgers University, hanno condotto uno studio che rispetta il protocollo sperimentale descritto da Pashler et al., con adulti in possesso di un titolo di studio superiore. Risultato: nessuna relazione statisticamente significativa tra preferenza di apprendimento (uditiva o visiva) e comprensione, sia che il contenuto fosse presentato come audiolibro sia come testo.

Husmann e O'Loughlin (2019), alla Indiana University School of Medicine, hanno studiato 426 studenti di anatomia. La scoperta è rivelatrice: la maggior parte non dichiarava strategie di studio coerenti con il proprio stile VARK. I risultati nel corso non erano correlati ai punteggi VARK, e nemmeno lo studiare in linea con il proprio stile faceva alcuna differenza.

Cosa NON dice questa ricerca

È fondamentale capire la sfumatura. Questi studi non affermano che le preferenze di apprendimento non esistano. Esistono eccome. Hai davvero un modo preferito di ricevere le informazioni, e questa preferenza è autentica.

Ciò che la ricerca smentisce è l'idea che limitarsi al proprio stile preferito migliori l'apprendimento. La distinzione è fondamentale: le tue preferenze sono un punto di partenza utile per conoscerti, non una prigione in cui restare chiuso.

Neil Fleming, creatore del modello VARK, lo ha riconosciuto lui stesso: a volte pensa che studenti e insegnanti attribuiscano al VARK più credito di quanto ne meriti, perché il modello dice come ci piace comunicare, non quanto sia valida quella comunicazione.

Perché conoscere le tue preferenze resta essenziale

Se il matching rigido non funziona, perché interessarsi alle proprie preferenze di apprendimento? Perché conoscersi come studenti aiuta a scegliere i propri metodi, e la ricerca sulla metacognizione va in questa direzione.

La maggior parte di noi è multimodale

I dati provenienti dal database VARK stesso, basati su oltre un milione di rispondenti tra settembre 2022 e agosto 2023, rivelano un fatto spesso ignorato: circa due terzi delle persone sono multimodali, cioè preferiscono utilizzare due o più modalità. Circa il 31% di tutti i rispondenti privilegia tutte e quattro le modalità contemporaneamente.

In altre parole, se qualcuno ti dice che sei «visivo» e nient'altro, statisticamente ci sono due probabilità su tre che si tratti di una semplificazione eccessiva. La realtà del tuo profilo di apprendimento è probabilmente più ricca e più sfumata di una semplice etichetta.

La metacognizione: il tuo vero superpotere

La metacognizione, ossia la capacità di riflettere sul proprio modo di pensare e di imparare, è associata al successo in modo ben più solido di qualsiasi stile di apprendimento.

Un articolo di sintesi di Veenman, Van Hout-Wolters e Afflerbach, pubblicato su Metacognition and Learning nel 2006, riporta in media un risultato notevole: le competenze metacognitive spiegano di per sé il 17% della varianza nei risultati di apprendimento, contro il 10% dell'attitudine intellettiva (un ulteriore 20% è condiviso tra le due). Sono associazioni statistiche, non una prova di causalità, ma sapere come impari conta dunque almeno quanto la tua attitudine intellettiva.

Questo concetto è stato formalizzato da John Flavell a Stanford già nel 1979, e lo strumento di misurazione di riferimento, il Metacognitive Awareness Inventory, è stato sviluppato da Schraw e Dennison alla University of Nebraska-Lincoln nel 1994.

Il messaggio è chiaro: riflettere sul proprio modo di imparare conta. Un test sulle preferenze non sostituisce questa riflessione, ma può avviarla: ti dà un punto di partenza per osservare ciò che funziona davvero per te.

L'apprendimento multimodale funziona

Richard Mayer, ricercatore alla UC Santa Barbara, ha dedicato la sua carriera a studiare come apprendiamo da media diversi. La sua Teoria Cognitiva dell'Apprendimento Multimediale, sviluppata nei suoi libri del 2001 e del 2009, si basa su un principio ben documentato: con una progettazione ben scelta, impariamo in modo più profondo da parole accompagnate da immagini che dalle sole parole.

Non si tratta di una questione di «stile»: è architettura cognitiva. Secondo questa teoria, elaboriamo l'informazione attraverso due canali (visivo e verbale), ciascuno con una capacità limitata. Se ben combinati, si dividono il carico.

La conclusione pratica? I lavori di Mayer riguardano l'associazione di parole e immagini, non tutti i sensi, ma l'idea resta utile: invece di chiuderti in un'unica modalità, varia deliberatamente i formati. Leggi, poi disegna uno schema. Ascolta, poi riassumi per iscritto. Pratica, poi spiega ad alta voce.

Le tecniche di apprendimento validate dalla ricerca

Oltre agli stili di apprendimento, la psicologia cognitiva ha identificato tecniche la cui efficacia è solidamente dimostrata. Nel 2013, Dunlosky, Rawson, Marsh, Nathan e Willingham, ricercatori alla Kent State University, Duke University, University of Wisconsin-Madison e University of Virginia, hanno pubblicato una valutazione comparativa di 10 tecniche di apprendimento su Psychological Science in the Public Interest. La loro analisi resta il riferimento nel settore.

Il richiamo attivo (Active Recall)

Il richiamo attivo consiste nel mettersi alla prova anziché rileggere gli appunti. Chiudere il libro e cercare di restituire le informazioni a memoria. Rispondere a domande senza guardare le risposte. Sforzarsi di produrre l'informazione anziché riconoscerla passivamente.

Henry Roediger III e Jeffrey Karpicke, alla Washington University in St. Louis, hanno dimostrato nel 2006 su Psychological Science che gli studenti che praticavano test di recupero ricordavano significativamente di più dopo una settimana rispetto a quelli che rileggevano lo stesso testo. Paradossalmente, la rilettura dava risultati migliori nell'immediato (a 5 minuti), ma le prestazioni si invertivano dopo una settimana.

Nel 2011, Karpicke e Blunt hanno pubblicato su Science uno studio che dimostrava come il richiamo attivo producesse risultati migliori dello studio elaborativo con mappe concettuali, anche quando il test finale consisteva proprio nel creare mappe concettuali. Anche i quesiti di inferenza, che richiedono più della semplice memorizzazione meccanica, venivano risolti meglio dopo il richiamo attivo.

Come applicarlo:

  • Dopo aver letto una sezione, chiudi il libro e ripeti i punti chiave
  • Usa flashcard (mettendoti alla prova, non semplicemente rileggendo entrambi i lati)
  • Rispondi a domande di esercitazione prima di consultare le risposte
  • Spiega il concetto a qualcuno (o a te stesso) senza alcun supporto

La pratica distribuita

La pratica distribuita consiste nel distribuire le sessioni di studio nel tempo anziché concentrare tutto in un'unica sessione intensiva. Invece di ripassare 4 ore la domenica sera, ripassa 1 ora il lunedì, 1 ora il mercoledì, 1 ora il venerdì e 1 ora la domenica.

Dunlosky et al. hanno classificato questa tecnica come di alta utilità, allo stesso livello del richiamo attivo. Ogni ripresa distribuita ti costringe a ritrovare l'informazione dopo un parziale oblio, e questo la fissa in modo più duraturo di una ripetizione immediata.

Come applicarla:

  • Pianifica sessioni di ripasso a intervalli crescenti (G+1, G+3, G+7, G+14, G+30)
  • Non raggruppare mai tutto il ripasso la sera prima di un esame
  • Usa un calendario o un'applicazione per pianificare le riprese

L'interleaving (alternanza)

L'interleaving consiste nell'alternare tra argomenti o tipi di problemi diversi all'interno di una stessa sessione di studio, anziché trattare un solo argomento per volta (pratica a blocchi). Questo approccio costringe a scegliere ogni volta il metodo giusto e aiuta a distinguere i concetti tra loro. Dunlosky et al. gli attribuiscono un'utilità moderata.

Come applicarlo:

  • Alterna tra 2-3 argomenti diversi in una sessione di 2 ore
  • Mescola i tipi di esercizi anziché fare 20 esercizi identici di fila
  • Varia i formati: teoria, poi pratica, poi casi di applicazione

Cosa NON funziona

Dunlosky et al. hanno anche valutato tecniche popolari classificandole come di bassa utilità:

TecnicaVerdettoPerché non funziona
RiletturaBassoCrea un'illusione di padronanza senza un reale consolidamento
EvidenziazioneBassoNessuna elaborazione cognitiva profonda, attività passiva
RiassuntiBassoBeneficio variabile, che dipende soprattutto dall'allenamento al metodo

Il problema in comune? Queste tecniche sono passive. Danno l'impressione di studiare senza attivare i meccanismi di memoria che producono una ritenzione duratura. Rileggere gli appunti cinque volte è comodo; mettersi alla prova una volta è scomodo, ma decisamente più efficace. Il nostro articolo su come studiare velocemente approfondisce questi metodi, e quello su come fare un riassunto per studiare mostra come trasformare un corso in domande.

Come combinare le tue preferenze con le tecniche efficaci

Ecco la sintesi più importante di questa guida: le tue preferenze di apprendimento non sono inutili, ma da sole non bastano. La strategia ottimale consiste nell'usare le tue preferenze come punto d'ingresso verso i contenuti, per poi applicare le tecniche ad alta efficacia per consolidare l'apprendimento.

La tua preferenzaPunto d'ingresso+ Richiamo attivo+ Pratica distribuita
VisivoCrea una mappa mentale dell'argomentoNascondi la mappa, ricreala a memoriaRipeti l'esercizio a G+3, G+7, G+14
UditivoAscolta una lezione o discuti dell'argomentoSpiegalo a memoria senza supportiDistribuisci le sessioni di discussione
Lettura-ScritturaLeggi e prendi appunti dettagliatiChiudi gli appunti, riscrivi i punti chiaveDistribuisci la stesura su più giorni
CinesteticoSvolgi un esercizio praticoRifallo senza istruzioniDistribuisci le sessioni di pratica

Questo approccio rispetta la tua zona di comfort naturale, potenziandola con meccanismi di ritenzione dimostrati. Entri dalla porta che ti è familiare, poi rinforzi con le tecniche che funzionano per tutti.

L'apprendimento personalizzato nell'era dell'IA

Nel 1984, Benjamin Bloom, ricercatore alla University of Chicago, ha messo in luce quello che ha chiamato il «problema dei 2 sigma»: uno studente che riceve un tutoraggio individuale con padronanza progressiva ottiene risultati due deviazioni standard al di sopra della media di una classe tradizionale. In termini pratici, questo significa che lo studente seguito individualmente supera il 98% degli studenti in una classe convenzionale. Questo divario è stato ottenuto in esperimenti condotti sotto la sua direzione. Le sintesi più recenti sul tutoraggio, dalla scuola dell'infanzia alle superiori, trovano effetti reali ma più modesti: circa 0,29 deviazioni standard in media (Nickow, Oreopoulos e Quan, 2024).

La sfida, da 40 anni a questa parte, è rendere questa personalizzazione accessibile a tutti, non solo a chi può permettersi un tutor privato.

L'intelligenza artificiale può aiutare ad avvicinarsi a questo obiettivo. Una meta-analisi di Steenbergen-Hu e Cooper (2014), pubblicata sul Journal of Educational Psychology e basata su 39 studi con studenti universitari, conclude che i sistemi di tutoraggio intelligente hanno un effetto positivo moderato (g tra 0,32 e 0,37), superiore a quello della normale lezione in classe, senza che questi lavori dimostrino che eguaglino un tutor umano. Questi risultati riguardano sistemi progettati per fare da tutor, non uno strumento qualsiasi che usi l'IA.

Fastudy non costruisce il tuo piano a partire dal modello VARK. Parte da ciò che conta per un esame: l'esame stesso, la sua data, la materia, i capitoli e come ti senti, da «perso» a «sicuro». Ne ricava un piano di ripasso in sessioni brevi, sbloccate una alla volta fino al giorno dell'esame. Ogni sessione ti propone di vedere la lezione o di metterti alla prova, con esercizi di formati diversi (quiz a scelta multipla, vero o falso, testo da completare, passaggi da rimettere in ordine), corretti non appena la risposta è completa. È un modo per mettere in pratica il richiamo attivo e la varietà dei formati descritti in questa guida, senza pretendere che le tue preferenze sensoriali migliorino i tuoi risultati.

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Se questa guida ti ha convinto dell'importanza di conoscerti meglio come studente, la domanda successiva è: come fare?

I test VARK classici si concentrano su quattro categorie sensoriali: visivo, uditivo, lettura-scrittura o cinestetico. Utile, ma limitato a una sola dimensione.

Il test di stile di apprendimento di Fastudy va oltre, combinando due dimensioni complementari:

Le 4 modalità sensoriali (VARK), ovvero come preferisci ricevere le informazioni:

  • Visivo, Uditivo, Lettura-Scrittura, Cinestetico

Le 4 dimensioni di personalità, ovvero come preferisci lavorare:

  • Sociale o Solitario
  • Strutturato o Spontaneo
  • Concreto o Astratto
  • Analitico o Empatico

Il risultato è un profilo di apprendimento completo che va oltre l'etichetta «sei un visivo». Ottieni una mappatura delle tue preferenze con consigli di studio concreti per il tuo profilo, da prendere come spunti più che come prescrizioni.

Il test è gratuito, non richiede registrazione e dura circa 5 minuti. Comprende 44 domande pensate per cogliere la ricchezza del tuo profilo, inclusa la sua dimensione multimodale.

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E dopo? Il tuo profilo indica delle preferenze a titolo orientativo: non prevede i tuoi risultati. Se stai preparando un esame, Fastudy costruisce un piano di ripasso a partire dall'esame, dalla sua data, dalla materia, dai capitoli e da come ti senti. Le sessioni alternano la lettura della lezione a esercizi per metterti alla prova invece di rileggere, e George, la mascotte, risponde alle tue domande dalla lezione.

Domande frequenti

Quali sono i 4 stili di apprendimento?

I 4 stili di apprendimento del modello VARK, creato da Neil Fleming, sono: Visivo (preferenza per schemi, diagrammi e rappresentazioni spaziali), Uditivo (preferenza per l'ascolto, le discussioni e le spiegazioni orali), Lettura-Scrittura (preferenza per il testo, gli appunti e la riformulazione scritta) e Cinestetico (preferenza per la pratica, l'esperienza concreta e il movimento). La ricerca dimostra che la maggior parte delle persone combina più modalità piuttosto che averne una sola dominante.

Come scoprire il proprio stile di apprendimento?

Un questionario è il modo più semplice per mettere a parole le tue preferenze. Il test di stile di apprendimento Fastudy propone un questionario gratuito di 44 domande che indica, a titolo orientativo, non solo le tue preferenze VARK, ma anche le tue dimensioni di personalità nell'apprendimento (sociale/solitario, strutturato/spontaneo, concreto/astratto, analitico/empatico). Puoi anche osservare le tue abitudini: quando impari qualcosa di nuovo, verso quale formato ti orienti spontaneamente?

Gli stili di apprendimento sono scientificamente provati?

La risposta è sfumata. Le preferenze di apprendimento sono reali e misurabili: alcune persone preferiscono effettivamente gli schemi, altre le spiegazioni orali. Tuttavia, l'ipotesi del matching, cioè l'idea che adattare l'insegnamento allo stile preferito migliori i risultati, non è supportata dalla ricerca rigorosa (Pashler et al., 2008). Ciò che è accertato è che tecniche come il richiamo attivo e la pratica distribuita migliorano l'apprendimento per tutti i profili, e che la conoscenza di sé (metacognizione) è fortemente associata al successo.

Si possono avere più stili di apprendimento?

Sì, ed è anzi il caso più frequente. Secondo i dati del database VARK, basati su oltre un milione di rispondenti (2022-2023), circa due terzi delle persone sono multimodali, ovvero preferiscono due o più modalità. Quasi un terzo preferisce tutte e quattro le modalità contemporaneamente. Avere un profilo multimodale è la norma, non l'eccezione.

Come migliorare il proprio modo di imparare?

Secondo la ricerca comparativa di Dunlosky et al. (2013), le due tecniche più efficaci sono il richiamo attivo (mettersi alla prova anziché rileggere) e la pratica distribuita (distribuire le sessioni di studio nel tempo). Combina queste tecniche con le tue preferenze naturali: usa la tua modalità preferita come punto d'ingresso, poi rafforza con test e ripetizione distribuita. Evita le tecniche passive come la rilettura e l'evidenziazione, che danno una falsa impressione di padronanza.

Qual è il miglior stile di apprendimento?

Non esiste un «miglior» stile di apprendimento. La ricerca di Richard Mayer (UC Santa Barbara) sull'apprendimento multimediale dimostra che si impara in modo più profondo da parole accompagnate da immagini ben progettate che dalle sole parole. Invece di cercare lo stile giusto, conviene combinare le tue preferenze naturali con una varietà di formati (leggere, ascoltare, praticare, visualizzare) e con tecniche validate come il richiamo attivo.

Risorse utili

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Co-Fondatore & Sviluppatore
Adrien Riffaut

Fondatore di Fastudy e appassionato di educazione potenziata dall'IA. Adrien crea strumenti che rendono l'apprendimento personalizzato accessibile a tutti.

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